Morte e rinascita nel mito, nel sogno e nella notte.

Les nymphes et la nuit (2019, 78′) – Frank Viso.


Partendo “vagamente”1 dal mito di Persefone/Kore Frank Viso con Les nymphes et la nuit crea un film peculiare e curiosamente atmosferico, apertamente debitore dell’opera di alcuni grandi registi – dei quali sarà fatto riferimento nel corso dell’articolo – eppure con una certa autonomia che gli consente di avere una propria dignità, non essendosi crogiolato nel sentiero tracciato da grandi opere venute prima di lui. In questo si avverte allo stesso tempo la forma, forse non del tutto smussata, di un primo lungometraggio e una consapevolezza tale da permettergli di portare avanti un’esperienza cinematografica davvero interessante.

Si potrebbe considerare il film come un’opera sensoriale, nell’idea che se ne può avere quando si fa riferimento a film come Un Lac (2008, 90′) nel quale Philippe Grandrieux insiste ossessivamente sui sensi dei suoi personaggi, sulla cecità e sul tatto, sul silenzio e sull’ambiente, sulle urla che nessuno ode2. Caratteristica di Les Nymphes et la nuit è infatti la presenza di una protagonista che è un'”insieme di sensi” i quali sono isolati dalla macchina da presa e ripresi, di volta in volta, autonomamente. Si sente quasi nelle ossa il rumore della sua mano passare sulle pareti di una vecchia abitazione o sulla ruvida corteccia di un albero, così come il suo udito è quello dello spettatore, sopraffatto e ammaliato dai suoni di una natura che occupa ossessivamente lo schermo e quasi l’intero minutaggio del film.

Questo sentire le sensazioni da parte dello spettatore è frutto di un panismo2 intrinseco al film, il quale intreccia costantemente gli elementi naturali con quelli del suo personaggio, abbracciandolo e facendolo perdere in essi. Vi è inoltre un impulso vitale della pellicola che si consuma e corrode nei momenti in cui è anche la Natura ad essere ferita, una situazione che si potrebbe definire psicosomatica o simbiontica, la quale segue la stabilità (o instabilità) della figura femminile, si adegua al suo status e ne restituisce una visione a tratti anche distorta.
Les nymphes et la nuit è, dopotutto, un’opera mitologica nell’accezione che dava Rothko alla mitologia negli anni 40: una sorta di “aneddoto universale” nel quale sono riassunti i concetti basilari di un’intera cultura3. La vita, la morte, il sesso, la rinascita, il viaggio, la luce e l’oscurità, la malvagità e l’innocenza: tutto ciò è presente in un film – quello di Viso – che è mitologico in quanto ampio e universale.

Certamente il rapporto con la Natura è portato al suo estremo nell’ambito della fusione (anche sessuale) con la flora, evento di snodo fondamentale della pellicola che ancora una volta richiama l’idea della ciclicità, della morte e della rinascita. Il regista si spinge addirittura in prima persona verso la Natura, allungando la sua mano in veste del guaritore/esorcista Asclepio e in veste di sé stesso, quasi come se volesse assaporare egli stesso la superficie delle foglie e degli alberi.
Tutto ciò, s’intende, in una sottile ambiguità che rende il film piacevolmente atmosferico, inquietante e allo stesso tempo rilassante, esattamente come il bosco emanante un eco escuro dal quale la protagonista è invitata a stare alla larga. Esso distorce i sensi, confonde Kore/Persefone, la inganna e la feconda. L’immagine cinematografica dunque si modula secondo questa ambiguità, accecando la protagonista (e lo spettatore) e abbandonandola all’oscurità, tenendola a fuoco e subito dopo trasformandola in indefinita massa cromatica.

In conclusione il film di Viso è particolarmente interessante in quanto sfuggente, nitido eppure ambiguo, sensoriale nell’idea della percezione dei sensi che è riuscito a trasmettere e soprattutto nell’idea di un Tutto che si intreccia nelle numerose forme della Natura, del Mito e del sogno, in una circolarità che è piuttosto una ripetizione biologica e spirituale. D’altronde così accade a Persefone, alle stagioni e alla vita. Si discerne ancora – a tratti in maniera forse eccessivamente accentuata – la presenza degli artisti che hanno contribuito a formare il bagaglio del regista (primo su tutti il già citato Grandrieux), eppure non si sente mai la fastidiosa sensazione di star assistendo all’opera di qualcun altro. Les nymphes et la nuit (e con esso l’artista) reclama la sua indipendenza, dopotutto.


Bibliografia

1 La sinossi recita: «Originariamente ideato da un sogno personale di qualche anno fa, il film è suddiviso in tre capitoli che si ispirano vagamente al mito greco di Persefone».
2 https://www.romeprismafilmawards.com/2019/04/17/les-nymphes-et-la-nuit-by-frank-viso/
2 Insiste su questo concetto GREG HAINGE nel suo Philippe Grandrieux. Sonic cinema, New York 2017.
3 «Il dipinto non ha a che fare con un particolare aneddoto, ma piuttosto con lo spirito del Mito, che è generico per tutti i miti di ogni tempo. Esso implica un panteismo in cui uomo, uccello, bestia e albero – il conosciuto come il conoscibile – sono fusi in una singola idea tragica» in S. JANIS, Abstract and surrealist art in America, New York 1944, citato in F. TEDESCHI, La scuola di New York, p. 52.

https://www.nymphsanddarkness.com/


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