Corpi celesti: emulsioni, erosioni, film.

Luminous variations in the city skies (2019, 5′) – Giuseppe Spina.


Click here to read the english version of this article.


Prima dell’inizio ufficiale del Laterale Film Festival 2019 questa pseudo-rubrica tenterà di mettere in luce, attraverso articoli dedicati ai film scelti, quali sono gli elementi principali di questa selezione, i contatti reciproci e la natura affine delle opere nella consapevolezza della distanza geografico-culturale dei loro creatori. Si cercherà di tracciare un percorso (così come quello di Excursus Laterale, all’interno del quale andrà a confluire questa serie di articoli subito dopo la chiusura dell’edizione di quest’anno) tra queste opere al fine soprattutto di dare loro un rilievo prima e dopo l’esperienza della sala, una casa temporanea sia per gli artisti e le loro opere che per gli spettatori, naviganti e visitatori di questa città che da anni accoglie il cinema Laterale e i suoi figli dando loro un posto in cui fermarsi per qualche giorno.

Catalogo


Tra il 1932 e il 1957, alla Torre della Specola di Bologna, fu inventata una tecnologia ottica che rivoluzionò il metodo di osservazione dello Spazio. Una serie di specchi esagonali affiancati l’uno all’altro, vennero posti alla base della torre che fu perforata per 4 piani, a creare un vero telescopio, profondo 24 metri, largo 2. Perpendicolare agli specchi, ad una distanza focale di 10,41 metri, venne montata una macchina fotografica mobile, che impressionò migliaia di lastre di vetro, compiendo una rassegna sistematica del cielo zenitale della città. Fu l’astronomo Guido Horn D’Arturo a ideare e realizzare in trent’anni di ricerche lo “specchio a tasselli”, oggi alla base dei telescopi più avanzati. Viene chiamato “multimirror” o “segmented mirror”. Per questo film le lastre fotografiche di Horn – ricche di immagini puntiformi, e oggi di macchie ed emulsioni deteriorate dal tempo – sono state riprese mediante processi di ingrandimento e digitalizzate, ovvero cinematografate da Giuseppe Spina.1

Immagini fotografate e lastre cinematografate, dunque. Il cinema che si appropria di ciò che non è suo e lo “cinematografa”, trasformandolo in movimento di luce cinematografico. Spina riesce a dare movimento a quelle variazioni luminose che sono oramai delle nuove costellazioni fatte di macchie ed emulsioni, superfici di pianeti sconosciuti, scritte e segni grafici. È proprio come se, dopo la prima, brevissima sequenza, le lastre smettessero di essere tali e diventassero riprese effettive di una sovrannaturale mdp capace di scrutare lo spazio (assolutamente silenzioso, proprio come il film).

Nell’atto di cinematografare viene a rompersi la solidità dell’immagine fotografica e gli astri quindi si deformano, crescono o rimpiccioliscono: una rigenerazione del cielo, dopotutto. Esso non è più quello dell’immagine fotografica ma diventa quello dell’immagine cinematografica, sottostante al movimento e alla metamorfosi, alle volontà di un’artista che può modularne lo sviluppo, degradandolo o ricomponendolo.
Il cinema di Luminous variations in the city skies è un essere che può assorbire le altre forme (artistiche e non) di riproduzione senza dipenderne, annullandone la presenza e facendole diventare parte del processo creativo che è specificatamente cinematografico.
Le variazioni luminose, si diceva, sono adesso incarnate anche dalle scritte sulle lastre, dai segni identificativi tracciati sui bodi di alcuni corpi celesti; sono, insomma, anch’esse delle stelle.

Se il Laterale Film Festival 2019 è all’insegna dell’erranza dello sguardo, Luminous variations in the city skies ne icarna totalmente lo spirito. Un gesto estremo di erranza, questo. Nello spazio, là dove non c’è confine e non è possibile discernere la differenza tra il giorno e la notte.


Bibliografia

1 http://www.nomadica.eu/luminous-variations/



English version


Celestial bodies: emulsions, erosions, films.

Luminous variations in the city skies (2019, 5′) – Giuseppe Spina.


Before the official start of Laterale Film Festival 2019 this pseudo-column will attempt to highlight, through articles dedicated to the selected films, the main elements of this selection, the mutual contacts and the similar nature of the works in the awareness of the geographical-cultural distance of their creators. The column will try to trace a path (as well as Excursus Laterale, in which this series of articles will come together immediately after the closing of this year’s edition)among these works in order to above all give them a remark before and after the experience of the cinema hall, a temporary home for both the artists and their works and for the spectator, sailors and visitors of this city that for years has been welcoming the Lateral cinema and his children by giving them a place to rest for a few days.

Catalogue


Between 1932 and 1957, at the Specola Tower in Bologna, a new optical technology was invented, one that would revolutionize outer space observatory methods. The tower’s four floors were perforated and a series of hexagonal mirrors were installed side by side at its base, creating a giant telescope of 2 by 24 meters. A mobile camera was set at right angles to the mirrors, with a focal length of 10,41 meters, exposing thousands of glass plates which offered a systematic overview of the city’s zenithal sky. Thirty years of research were necessary for the astronomer Guido Horn D’Arturo to invent the specchio a tasselli – also called multimirror or segmented mirror – an archetype of today’s most advanced telescopes. Full of point-like shapes, these photographic plates are now also full of spots and traces of deteriorated emulsions. This silent film, made by Giuseppe Spina, is composed of digital scans and blow-ups of Horn D’Arturo’s plates.1

Photographed images and filmed plates, then. The cinema that appropriates what is not its own and films it, turning it into cinematographic light movement. Spina manages to give movement to those luminous variations that are now new constellations made of spots and emulsions, surfaces of unknown planets, writings and graphic signs. It is just as if, after the first, very short sequence, the plates ceased to be plates and became actual shots of a supernatural mdp capable of scanning space (absolutely silent, just like the film).

In the act of filming the consistency of the photographic image breaks and the stars deform, grow or shrink: a regeneration of the sky, after all. It is no longer that of the photographic image but becomes that of the cinematographic image, underlying movement and metamorphosis, to the will of an artist who can modulate its development, degrading it or recomposing it.
The cinema of Luminous variations in the city skies is a being that can absorb other forms of reproduction (artistic or not) without depending on them, eliminating their presence and making them become part of the creative process that is specifically cinematographic.
The luminous variations, it was said, are now also embodied by the inscriptions on the plates, by the identifying signs traced on the edges of some celestial bodies; in short, they are now stars.

If Lateral Film Festival 2019 is marked by a wandering gaze, Luminous variations in the city skies fully depicts its spirit. This is an extreme gesture of wandering. In space, where there is no boundary and it is not possible to discern the difference between day and night.


Bibliography

1 http://www.nomadica.eu/luminous-variations/

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