Sguardo del cinema laterale neoclassico: l’occhio di Goethe in Arcadia.

The dream of Lady Hamilton (2018, 22′) – Olivier Cheval.


Click here to read the english version of this article.


Prima dell’inizio ufficiale del Laterale Film Festival 2019 questa pseudo-rubrica tenterà di mettere in luce, attraverso articoli dedicati ai film scelti, quali sono gli elementi principali di questa selezione, i contatti reciproci e la natura affine delle opere nella consapevolezza della distanza geografico-culturale dei loro creatori. Si cercherà di tracciare un percorso (così come quello di Excursus Laterale, all’interno del quale andrà a confluire questa serie di articoli subito dopo la chiusura dell’edizione di quest’anno) tra queste opere al fine soprattutto di dare loro un rilievo prima e dopo l’esperienza della sala, una casa temporanea sia per gli artisti e le loro opere che per gli spettatori, naviganti e visitatori di questa città che da anni accoglie il cinema Laterale e i suoi figli dando loro un posto in cui fermarsi per qualche giorno.

Catalogo


Nel 1786 Goethe arriva in Italia per ammirare i grandi capolavori della penisola: capolavori non solo artistici ma anche naturalistici perché, in fondo, l’Italia è un unico grande capolavoro per il poeta tedesco. In essa è possibile ammirare la Cappella Sistina e allo stesso tempo i paesaggi campani o siciliani, le aspre montagne e le dolci colline toscane. Soprattutto, in Italia, è possibile ammirare quelle peculiarità geologiche e/o mineralogiche delle quali egli è un grande appassionato e studioso.
Chissà come l’avrebbe vissuto, Goethe, il cinema.

Lady Hamilton, un’affascinante donna, famosa – tra le altre cose – per le sue Attitudini, rientra in una di queste bellezze artistico-naturali che l’Italia offre a Goethe, incantato dall’opera massima di Michelangelo tanto quanto dal tableux vivant messo in scena da questa intrigante figura dagli atteggiamenti e pose richiamanti personaggi che sembrano esser venuti fuori dalle grandi opere della Grecia antica. È Lady Hamilton, forse, ad essere il più chiaro esempio di quel sentimento proprio degli anni a cavallo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.
È lei il neoclassicismo.

Il neoclassicismo è anche il cinema di The dream of Lady Hamilton, collegamento ideale tra l’italia al tempo di Goethe e quella dei giorni nostri, macchina per ricreare un nuovo mondo antico e laterale che è fatto d’impressioni su pellicola di sculture classiche e di paesaggi di maestosa imponenza (si fa riferimento anche all’elegante pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein e alla sua avversione verso la potenza smisurata del Vesuvio, dei suoi gas e dei suoi lapilli), i quali sono – nell’opera di Olivier Cheval – intrecciati nel tempo, vivendo una comprensenza che è propria di ciò che è perenne: seppur parte di epoche diverse, finiscono prima o poi per incontrarsi.
Un film neoclassico.

Lady Hamilton non ha una vita lunga quanto quella del Vesuvio o delle sculture dei maestri del passato, eppure di lei rimane l’impronta del tentativo di stare vicino a quelle sculture e di essere tante di esse in più momenti. Proprio come il mezzo cinematografico/fotografico è testimone delle performance degli artisti del XX secolo, così il disegno è testimone della Circe da lei performata o delle numerose ancelle vestite di drappi che sarebbero potute essere scolpite Fidia in persona. La produzione neoclassica di questo cinema è proprio quella di un gesto atto a creare in più momenti qualcosa che già esiste eppure che è diverso di volta in volta: lo stesso Goethe, davanti al Giudizio Universale della Sistina, apre e chiude gli occhi più volte, ricreando un’immagine sempre nitida. La sua è la ricerca di un esule che intraprende un viaggio al fine di offrire al suo sguardo una dimensione nuova, quella dell’Arcadia tanto ambita e ritrovata nelle movenze di una donna o nelle nubi di un vulcano.
Un rinnovare neoclassico dello sguardo. Auch ich in Arkadien.

Il lavoro del regista, a cavallo tra la performance, il documentario e la ricostruzione storica (etichette come al solito date convenzionalmente; superficiali ma utili) è un interessante intreccio tra la bellezza umana, artistica, poetica e naturale: bellezze quasi insostenibili e ricreate dal pennello/penna/scalpello del cinema che si inserisce, in questo contesto, quale mezzo di «restituzione archeologica»1 che però non ha il didascalico intento di esporre allo spettatore una condizione storica volta alla divulgazione, piuttosto una revisione dello sguardo della macchina da presa nei confronti dello sguardo di una figura come Goethe che probabilmente avrebbe vissuto il cinema come un’occasione per imprimere la sua incantata visione delle opere italiane, bellezze michelangiolesche come la sua Creazione di Adamo o inglesi come Lady Hamilton.
Il cinema aspetta solo di nascere per poter diventare mezzo neo-neoclassico.


Bibliografia

1 «Nel 1786 il cinema non c’è ancora, ma il Grand Tour sì. E c’è Goethe in Italia. La fascinazione del Paese, con le sue bellezze naturali o architettoniche, si fonde e si confonde con quella esercitata da Lady Hamilton. Un Grand De-tour tra la possibile restituzione archeologica e straniata del passato e la laterale immaginazione dello sguardo di allora anche coi segni della realtà quale è oggi. Dove il vero è il più alto lavoro d’artificio» dalla pagina dedicata alla Selezione Laterale 2019.


https://www.oliviercheval.com/



English version


Gaze of the neoclassical lateral cinema: the eye of Goethe in Arcadia.

The dream of Lady Hamilton (2018, 22′) – Olivier Cheval.


Before the official start of Laterale Film Festival 2019 this pseudo-column will attempt to highlight, through articles dedicated to the selected films, the main elements of this selection, the mutual contacts and the similar nature of the works in the awareness of the geographical-cultural distance of their creators. The column will try to trace a path (as well as Excursus Laterale, in which this series of articles will come together immediately after the closing of this year’s edition)among these works in order to above all give them a remark before and after the experience of the cinema hall, a temporary home for both the artists and their works and for the spectator, sailors and visitors of this city that for years has been welcoming the Lateral cinema and his children by giving them a place to rest for a few days.

Catalogue


In 1786 Goethe arrives in Italy to admire the great masterpieces of the peninsula: masterpieces not only artistic but also naturalistic because, after all, Italy is a single great masterpiece for the German poet. In it one can admire the Sistine Chapel and at the same time the landscapes of Campania or Sicily, the rugged mountains and the gentle Tuscan hills. Above all, in Italy, it is possible to admire those geological and/or mineralogical peculiarities of which he is a great lover.
Who knows how Goethe would have lived the cinema.

Lady Hamilton, a charming woman, famous – among other things – for her Attitudes, is part of one of these artistic-natural beauties that Italy offers to Goethe, enchanted by Michelangelo’s masterpiece as much as by the tableux vivant staged by this intriguing figure with attitudes and poses evoking characters that seem to have come out of the great works of ancient Greece. It is Lady Hamilton, perhaps, that is the clearest example of that feeling of the years between the end of the 18th and the beginning of the 19th century.
She is the neoclassicism.

Neoclassical is also the cinema of The dream of Lady Hamilton, an ideal link between Italy at the time of Goethe and that of the present day, a machine for recreating a new ancient and lateral world made up of impressions on film of classical sculptures and of landscapes of majestic grandeur (the movie also refer to the elegant painter Johann Heinrich Wilhelm Tischbein and his aversion to the disproportionate power of Vesuvius, his gas and his lapilli), which are – in Olivier Cheval’s work – intertwined over time, experiencing a simultaneous presence that is proper to what is perennial: although part of different eras, they end up sooner or later meeting each other.
A neoclassical film.

Lady Hamilton does not have a life as long as that of Vesuvius or the sculptures of the masters of the past, yet the imprint of her attempt to stay close to those sculptures and to be so many of them at various times remains. Just as the cinematographic/photographic medium is witness to the performances of the artists of the twentieth century, so the drawing is a witness of the Circe performed by her or of the numerous handmaids dressed in drapes that could have been sculpted Fidia in person. The neoclassical production of this cinema is precisely that of a gesture capable of creating in several moments something that already exists and yet is different from time to time: the same Goethe, in front of the Last Judgment of the Sistine Chapel, opens and closes his eyes several times recreating averytime a clear image. His is the search for an exile who starts a journey in order to offer his eyes a new dimension, that of the Arcadia so much sought after and found in the movements of a woman or in the clouds of a volcano.
A neoclassical renewal of the look. Auch ich in Arkadien.

The director’s work, between performance, documentary and historical reconstruction (labels as usual conventionally given; superficial but useful) is an interesting intertwining of human, artistic, poetic and natural beauty: almost unsustainable beauties recreated by brush/pen/chisel of the cinema that is inserted, in this context, as a means of «archaeological and altered recreation»1 which, however, does not have the didactic intent to expose to the viewer a historical condition aimed at disclosure, rather a revision of the gaze of the camera towards the gaze of a figure like Goethe who probably would have experienced cinema as an opportunity to impress his enchanted vision of Italian works, Michelangiolesque beauties like his Creation of Adam or english beauties like Lady Hamilton.
The cinema is just waiting to be born to become a neo-neoclassical medium.


Bibliography

1 «In 1786 cinema did not exist yet, but Grand Tour did. Goethe was in Italy too. The fascination of this country, with its natural and architectural beauties, melts with and into the fascination of Lady Hamilton. A Grand De-tour between the archaeological and altered recreation of the past and the lateral imagination of the gaze from back then with the signs of today’s reality. Where truth is the greatest artifice» from the page dedicated to Lateral Selection 2019.


https://www.oliviercheval.com/

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