L’amore in viaggio tra incomunicabilità e ambiguità linguistiche.

Viaggio (2018, 6′) – Alex Morelli.


Click here to read the english version of this article.


Prima dell’inizio ufficiale del Laterale Film Festival 2019 questa pseudo-rubrica tenterà di mettere in luce, attraverso articoli dedicati ai film scelti, quali sono gli elementi principali di questa selezione, i contatti reciproci e la natura affine delle opere nella consapevolezza della distanza geografico-culturale dei loro creatori. Si cercherà di tracciare un percorso (così come quello di Excursus Laterale, all’interno del quale andrà a confluire questa serie di articoli subito dopo la chiusura dell’edizione di quest’anno) tra queste opere al fine soprattutto di dare loro un rilievo prima e dopo l’esperienza della sala, una casa temporanea sia per gli artisti e le loro opere che per gli spettatori, naviganti e visitatori di questa città che da anni accoglie il cinema Laterale e i suoi figli dando loro un posto in cui fermarsi per qualche giorno.

Catalogo


– Ci penso molto…
– A cosa?
– Non lo so… Penso a quanto… In un certo senso… Siano brevi e presuntuose le nostre vite paragonate alla totalità della Terra e di tutto il resto…

Il titolo ufficiale in lingua inglese di Viaggio in Italia (1954, 85′) di Roberto Rossellini è Journey to Italy, dove il “to” indica un moto a luogo, un movimento verso un luogo e non all’interno di un luogo. Eppure Viaggio in Italia ha proprio l’aria di essere un viaggio all’interno e non verso; tale viaggio è certo cominciato prima dell’inizio effettivo del film (e non finisce – ovviamente – al termine del minutaggio) eppure si svolge entro dei confini che non mutano, ovvero in un luogo nel quale già si è e nel quale si rimane per tutto l’arco della vicenda messa in scena. Una banale considerazione di carattere linguistico la quale però mette in luce quanto delle piccole scelte formali possano in qualche modo dare un tono – più o meno intensamente – diverso all’approccio nei confronti di un’opera.
Alex Morelli d’altronde cala il suo film quasi interamente in una dimensione nella quale il linguaggio è elemento imprescindibile per il rapporto, il contatto e soprattutto per la possibilità di muoversi in un luogo che non è proprio di questa ragazza esule in viaggio.

Con un contrappunto dato dagli estratti sonori presi dal film di Rossellini e dalle riprese di quei luoghi che sono stati propri dei grandi film italiani e non – viene in mente, tra gli altri, Il disprezzo (Le mépris, 1963, 103′) di Jean-Luc Godard – il film oscilla come un pendolo tra la bellezza delle città italiane e l’amarezza di un distacco con conseguente perdita dell’orientamento di una persona che in qualche modo era diventata dipendente dalla possibilità di comunicare grazie al sostegno dell’altro, unico tramite tra lei e il mondo circostante.

Se la traduzione inglese del titolo del film di Rossellini può essere in qualche modo fuorviante, Viaggio ha addirittura in sé una buona dose di piacevole ambiguità per la quale il viaggio non è solo verso un luogo ma soprattutto all’interno di un luogo e all’interno di un rapporto: tale percorso è quello che si conclude con l’abbandono (non con il miracolo, come accadeva nell’opera di Rossellini) e che lascia spazio alla contemplazione dell’immensità ed infinità dei paesaggi d’Italia e della Terra tutta, bellezza consolatoria nei confronti di una perdita d’identità che ha origine innanzitutto con la perdita della parola e della possibilità del comprendersi.

Questi luoghi sono certo state mete ambite da grandi poeti e artisti (come il Goethe di The dream of Lady Hamilton) e anche enormi “personaggi neorealisti” dei film di Rossellini: luoghi che hanno fatto da comprimari a grandi – o piccole – storie e che sono rimasti impressi per sempre su pellicola e nella memoria degli appassionati cinefili1, eppure in questo contesto risultano essere l’unica possibilità di linguaggio concessa all’esule donna persa in un mare di bellezza e storia. Essi non chiedono al loro interlocutore di parlare una lingua comune, piuttosto lo invitano ad abbandonarla e a rapportarsi secondo un proprio sentire.
Resta, però, l’amara consapevolezza della fine di un amore e di un’incomunicabilità alla quale si è destinati fino a che un nuovo viaggio non riporterà l’esule a casa.


Bibliografia

1 «Così come il viso della persona amata si vede ovunque, la memoria cinefila innamorata vede ovunque gli oggetti che ama. Con logica laterale sa riproiettarli nei set reali del cinepaesaggio italiano, quando li attraversa dal vivo, poi, da un taccuino di viaggio, vi scrive nuove storie d’amore che oscillano tra ritrovamento e perdita» dalla pagina dedicata alla Selezione Laterale 2019.


http://www.alexmorelli.com/



English version


Love on a journey between incommunicability and linguistic ambiguity.

Viaggio (2018, 6′) – Alex Morelli.


Before the official start of Laterale Film Festival 2019 this pseudo-column will attempt to highlight, through articles dedicated to the selected films, the main elements of this selection, the mutual contacts and the similar nature of the works in the awareness of the geographical-cultural distance of their creators. The column will try to trace a path (as well as Excursus Laterale, in which this series of articles will come together immediately after the closing of this year’s edition)among these works in order to above all give them a remark before and after the experience of the cinema hall, a temporary home for both the artists and their works and for the spectator, sailors and visitors of this city that for years has been welcoming the Lateral cinema and his children by giving them a place to rest for a few days.

Catalogue


– I think about that a lot…
– Think about what?
– I don’t know… I think about how… Kinda of… Short and consequential our lives are compared to wholeness of the Earth and everything else…

The official english title of Viaggio in Italia (1954, 85 ‘) by Roberto Rossellini is Journey to Italy, where the “to” indicates a movement towards place and not within a place. And yet Viaggio in Italia has the air of being a journey within and not towards; this journey has certainly begun before the actual beginning of the film (and does not end – obviously – at the end of the film) and yet it takes place within a place that do not change and where one is already and in which one remains for all arc of the story staged. A trivial consideration about linguistic which, however, highlights how some small formal choices can somehow give a different tone – more or less intensely – to the approach towards a work.
Besides, Alex Morelli drops his film almost entirely in a dimension in which language is an essential element for the relationship, the contact and above all for the possibility of moving in a place that is not really of this exiled girl on journey.

With a counterpoint given by the sound excerpts taken from Rossellini’s film and by the shootings of those places that were typical of the great italian and non-italian films – Contempt (Le mépris, 1963, 103 ‘) by Jean-Luc Godard comes to mind, among others – the film oscillates like a pendulum between the beauty of italian cities and the bitterness of a detachment with the consequent loss of the orientation of a person who somehow had become dependent on the possibility of communicating thanks to the support of the other, unique link between her and the surrounding world.

If the english translation of the title of Rossellini’s film can be somewhat misleading, Viaggio even has in itself a good dose of pleasant ambiguity for which the journey is not only to a place but above all within a place and within a relationship: this path is the one that ends with the abandonment (not with the miracle, as happened in the work of Rossellini) and that leaves room for the contemplation of the immensity and infinity of the landscapes of Italy and of the whole Earth, consolatory beauty towards a loss of identity that originates above all with the loss of the word and the possibility of understanding one another.

These places have certainly been coveted destinations by great poets and artists (such as the Goethe of The dream of Lady Hamilton) and also enormous “neorealist characters” of Rossellini’s films: places that have acted as co-stars in large – or small – stories and have remained etched forever on film and in the memory of enthusiasts cinephile1, yet in this context they are the only possibility of language granted to the exiled woman lost in a sea of beauty and history. They do not ask their interlocutor to speak a common language, rather they invite them to abandon it and to relate according to their own feelings.
However, the bitter awareness of the end of a love and of an incommunicability to which one is destined until a new journey will not bring the exile back to home remains.


Bibliography

1 «Like a lover’s face is seen everywhere, an enamoured cinephile memory sees the objects it loves everywhere. With a lateral logic, it projects them on the real set of the Italian cinematic environment, as it crosses through it. Then, it writes on a travel notebook new love stories between finding and loss» from the page dedicated to Lateral Selection 2019.


http://www.alexmorelli.com/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Inizia ora
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close